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Considerazioni, valutazioni.

Scritto da Rocco Carbonetti.


E' una persona Giovanni che ha attraversato la mia vita tantissimi anni fà.... Poi le strade si sono divise come spesso accade nella vita; ci siamo ritrovati dopo decenni. Ora lui è il Delegato della regione Veneto...inutile negare la mia stima nei suoi confronti. Mi scrive per delle considerazioni personali provate anche  nel corso del funerale di un Collega....

Carissimo Rocco,
da una installazione e l'altra sono riuscito a scrivere una piccola considerazione, sui comportamenti di alcuni nostri colleghi.
Nulla di personale, niente ritorsioni nei confronti di alcuno ma solo una provocazione alla generica INSENSIBILITA' di molti "FURBI" che sopravvivono sui meriti di altri.
Il mio intento è quello di avere dei FEEDBACK da parte di chichesia.
Caro Rocco, divertiti a Viterbo, io non posso essere presente per altri impegni.
Raduni 2018 a Vittorio Veneto (ieri mattina a Pordenone, ieri Pomeriggio a Treviso, ieri sera a Nervesa della Battaglia) e per il prossimo maggio fra registrazioni allìAgenzia delle Entrate del Comitato del il Raduno di Assoarma 2018 e di produzione grafica degli Striscioni per la Sfilata del raduno dei Fanti 2018 sono impossibilitato a scendere a Viterbo.Ora che ho quasi ripristinato TUTTO il NOTEBOOK ho prodotto l'Articolo, pensato in Piazza del Popolo il 25 aprile (Alfiere del Labaro del Nastro Azzurro) ma deciso il 21 aprile nell'ABAZZIA di FOLLINA durante i funerali del collega Massino FLORA (50 anni) travolto sulla bicicletta da un'auto che ha tentato un sorpasso impossibile.

A quel funerale ho visto

tantissimi colleghi, ma moltissimi Ufficiali del comando del 5° Corpo d'Armata, anche chi non avrei mai immaginato la loro vicinanza alla Nostra Categoria attraverso la presenza all'estremo saluto del FLORA.
Di fatto il Massimo Nativo di Motta di Livenza Geniere a Motta fino allo scioglimento del Reggimento genio e poi trasferito all'Ufficio personale a Vittorio Veneto, ma residente a Follina ha saputo meritare l'apprezzamento anche da parte degli Ufficiali (sono venuti da Udine, da Padova, da Ferrara e da altre località lontane) che mi ha dato l'imput di capire perché tutto questo è successo.
L'articolo è un po' VOLUTAMENTE ESAGERATO nell'esprimere le qualità che un MILITARE deve POSSEDERE, rispetto alle nostre "rispettabili" ASPIRAZIONI se quest'ultime non ledano quelle ALTRUI.
Vedi tu quando pubblicarlo e la forma grafica da adottare, credo che la data del 25 aprile debba essere sottolineata ma non so come.
Grazie di cuore e buon fine settimana…

“IL VALORE DI UN UOMO DOVREBBE ESSERE MISURATO IN BASE A QUANTO DÀ E NON IN BASE A QUANTO È IN GRADO DI RICEVERE”
Partendo da questa dichiarazione di un noto “scienziato” (E=mc2) per sottolineare la debolezza principale della specie umana, incline al raggiungimento del proprio “scopo” oltre la logica che la “sorte” ti può sostenere solo se meritata “onestamente”.
Meritare il rispetto attraverso l’umiltà che è una “virtù” che si conquista con la coerenza delle proprie azioni rivolte alla “comunità” cui appartieni; un Comandante del 5° Corpo d’Armata si definiva un “comunista in divisa” poiché responsabile al miglioramento individuale e collettivo della Grande Unità Complessa ai suoi ordini (vista come una grande comunità-famiglia di “uomini”).
L’uomo in divisa ha il dovere di “dare” la sua conoscenza per il “bene comune” senza secondi scopi. Di fatto, oggi, la divisa è solo un “mezzo” per il raggiungimento di “interessi personali”, esempi in tal senso sono la “regola” e non più una “eccezione”.
Il senso del “dovere”, del “rispetto”, dell’ “onestà” e della “rettitudine” non sono più le basi su cui un militare impronta la sua vita, per contro, appaiono preminenti sempre e solo i concetti erronei del "potere come abuso", della "furbizia come virtù", dell' "onestà come stupidità" e, contestualmente, appaiono lontani gli irrinunciabili interessi nazionali rispetto a quelli di parte (o di ogni singola “fazione”).
La passione per una professione o, meglio, per una missione è da ritenere nobile e degna di ogni uomo che ponga al primo posto l'amore per la Patria, unite all'orgoglio di garantirne il prestigio e la sicurezza della propria comunità, attraverso l'onestà d’intenti e ponendo, sempre, al primo posto l’altruismo, rinunciando, con convinzione e unico metodo di vita, l’interesse personale a tutti i costi.
L’altruismo non deve essere sempre compensato da “gratificanti riconoscimenti” e di solito chi lo pratica con veri ideali, si adopera in ogni circostanza operando, con entusiasmo, con convinzione, con disponibilità e capacità di servizio rinunciando, sempre, di “apparire” in prima persona a vantaggio della collettività.
La consapevolezza di poter contare su una quasi totalità di colleghi e collaboratori ricchi di Senso del Dovere, Senso dello Stato, Spirito di Servizio, nonostante i guasti della moderna società non sempre in linea con detti principi, mi sento appagato di aver servito la Patria in una “parte” di una specifica Istituzione Militare (Esercito) nei Reparti/Comandi del Glorioso 5° Corpo d’Armata che, rappresentava -fino alla caduta del muro di Berlino- la vera “anima” Operativa dell’Esercito Italiano in cui i valori di solidarietà e di cameratismo non erano solo parole, ma concrete espressioni di impegno collettivo.
La nostra vita di guarnigione non dava il tempo di ripristinare le energie consumate nei campi d’arma, nelle esercitazioni di reparto e di unità complesse per l’ottenimento della efficienza Operativa, nelle turnazioni di sorveglianza del confine Nord-Orientale, della vigilanza ai depositi munizioni, nell’esercitazioni dei Posti Comando in attività Nato e Nazionali, alle partecipazioni alla celebrazione della Festa di Corpo, del 25 aprile, alla Festa della Repubblica del 2 giugno e alle Commemorazioni dei Caduti il 4 novembre di ogni anno svolte sempre con grande slancio ed abnegazione. Solo nel mese di agosto le attività si riducevano alle sole attività di guarnigione e/o di guardia (che non erano poche).
Attività così intense e continue rinsaldavano lo spirito di collaborazione e di amalgama di tutte le componenti di specialità e d’arma tese solo al mantenimento dell’efficienza operativa della Grande Unità Complessa perché le forze armate erano alimentate dalla componente della leva obbligatoria e “impegnate”, per necessità, a ottenere, annualmente, tale validazione in ambito NATO. Ho imparato, quindi, ad avere rispetto, soprattutto, per i “Soldati” di leva, a star loro vicino, a parlare loro, a incoraggiarli nei momenti di sconforto, ad aiutarli per le mie possibilità, senza interporre l’autorità del grado.
Questi impegni, talvolta, costringevano tutti nel sacrificare la loro presenza in famiglia anche per lunghi periodi, confidando nella solidarietà interpersonale dei colleghi per risolvere, talvolta, situazioni di emergenze famigliari. La collaborazione infra-personale rinsaldava l’orgoglio di appartenenza e la giusta competizione di “bandiera” fra i Reparti/Grandi Unità che era improntata, sempre, nel massimo rispetto delle singole individualità ma “orgogliosissimamente” della propria blasonata appartenenza: Mantova, Folgore, Ariete e quella poco nota della 3^ B. missili Aquileia.
Per questi motivi mi sono guadagnato l’appellativo di “maresciallo Cofferati”, da parte di uno stimato e capace Ufficiale di SM (pane e mortadella, il suo detto). Talvolta, ho trovato insormontabili ostacoli da parte di colleghi invidiosi dalla mia capacità, del mio intransigente metodo di lavoro, improntato più alla partecipativa e volontaria collaborazione con la categoria sovraordinata, anziché nascondersi nella mediocrità del minimo impegno lavorativo e professionale (meno fai, meno rischi ti assumi -la regola di molti mediocri colleghi-).
Desidero, peraltro, rivelare anche i miei più grandi difetti, ne posseggo molti e fra questi:
Il primo,               incomprensibile anche per il sottoscritto, mi avvinceva il carisma dei Comandanti così detti “burberi” o definiti “intransigenti”.
Il secondo, dare sempre fiducia anche a chi, precedentemente ha tentato di fregarmi; è una debolezza coltivata in giovanissima età per aver frequentato l’Azione Cattolica in quel territorio Trevigiano-Pordenonese ai tempi del Vescovo Albino LUCIANI (uno a caso!). Grande insegnante, capace di virtuosa ed immensa bontà ma intransigente nel far rispettare le regole Civili e di Onestà comportamentale anche per i non credenti.
Il terzo,                quello che tuttora mi crea grossissimi problemi, esternare pubblicamente il mio pensiero, SEMPRE!

Il quarto: 
•             odio gli imbrogli, le menzogne, i sotterfugi, gli accordi sottobanco intesi a nascondere la verità dei fatti per trarne un beneficio diretto o indiretto;
•             detesto i procacciatori di “CAREGHE” (ndr. sedie) solo per “vanto personale” al fine di raggiungere uno scopo (evidente), peraltro, mai volutamente annunciato!

Tuttavia, ritengo legittimo, utilizzare qualsiasi mezzo per il propri tornaconti, purché non rechi danno alla buona fede della maggioranza, incolpevole ma distratta, dei Sottufficiali dell’Esercito Italiano.
Liberiamoci definitivamente da queste “indicibili” pratiche di vita, da parte degli “scalatori di poltrone”! Perché i problemi non possono essere risolti allo stesso livello di conoscenza di chi li ha creati e continua, imperterrito, a crearli vantandosi poi della propria impunità!

Con cordialità!

Cordignano, 25 aprile 2017
Primo Mar.f.mec.(ris.) Giovanni MONTE

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